Il fotovoltaico conviene quando il risparmio in bolletta ripaga l'impianto in un tempo ragionevole. Il resto sono dettagli che spostano il conto: la zona, l'autoconsumo, la batteria. Qui trovi gli ordini di grandezza per capire se è il tuo caso, prima di chiedere un preventivo.
Un impianto da 3 kWp — la taglia tipica di una famiglia — produce ogni anno circa 3.300 kWh al Nord, intorno ai 4.100 kWh nel Centro Italia e oltre 4.900 kWh al Sud, con un tetto ben esposto a Sud e senza ombreggiamenti. La distinzione tra kW (la potenza installata) e kWh (l'energia prodotta nell'anno) è il primo passo per non confondersi con i preventivi.
Il fotovoltaico rende di più quando consumi l'energia mentre la produci. Senza batteria, una famiglia media autoconsuma circa il 30-35% di quanto genera; il resto viene immesso in rete e pagato molto meno di quanto costa ricomprarlo. Spostare lavatrice, lavastoviglie e ricariche nelle ore di sole è il modo più economico per alzare quella quota.
La batteria alza l'autoconsumo verso il 60-70%, ma ha un costo che oggi si ripaga solo in certe condizioni: consumi serali importanti, differenza marcata tra prezzo di acquisto e di vendita dell'energia, eventuali incentivi. Non è un accessorio automatico. Conviene calcolarne il ritorno separatamente, non darlo per scontato con l'impianto.
Le detrazioni e gli incentivi cambiano spesso e hanno scadenze precise. Vanno verificati sulle fonti ufficiali — il GSE per gli schemi di sostegno, l'Agenzia delle Entrate per le detrazioni fiscali — con la data di validità in mano. Per il tuo caso specifico il riferimento è il commercialista. Un impianto non dovrebbe reggersi solo sull'incentivo del momento: se i numeri funzionano anche senza, la scelta è più solida.
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